Il problema delle polveri in Alto Adige
Sono molti i motivi per i quali ultimamente anche in Alto Adige
le polveri sottili sono un tema frequentemente discusso dai vari mass media
(p.es. i lunghi periodi di inversione termica o di siccità nei mesi invernali,
i limiti di legge più restrittivi, ecc.). La seguente relazione illustra
brevemente il problema.
Cosa significa PM10? Le polveri sono un miscuglio di particelle molto
complesso, le cui dimensioni, densità, composizione e reattività sono estremamente
variabili. Le polveri possono essere di origine naturale o artificiale.
Inoltre si distinguono le cosiddette particelle primarie, cioè emesse direttamente
come pulviscolo e le particelle secondarie che vanno a formarsi nell'atmosfera
in un secondo tempo per reazione con altri prodotti gassosi precursori presenti
nell'aria.
A parte la composizione chimica, sono soprattutto le dimensioni del particolato
che permettono di caratterizzare le polveri. Il diametro fornisce importanti
informazioni sulla loro origine e sui processi che nell'atmosfera possono
essere rilevanti per queste particelle. Di norma si distingue fra:
• TSP - polveri totali sospese (TSP = Total suspendet particulate
matter): sono denominate le polveri sospese con un diametro aerodinamico
inferiore a circa 60 µm (1µm = 1 micrometro = 0,000001 metri) ed una
velocità di sedimentazione £ 10 cm/s.
• PM10 (particulate matter): sono denominate le polveri
sospese con un diametro aerodinamico inferiore a 10 µm, composte da
particelle grosse e fini.
• PM 2,5 (particelle fini) e PM 0,1 (particelle ultrafini):
sono denominate le polveri sospese con un diametro aerodinamico inferiore
rispettivamente a 2,5 µm ed a 0,1µm.
È soprattutto il diametro delle polveri che incide sul
tempo di permanenza del particolato nell'aria. Infatti, mentre le particelle
più grosse normalmente sedimentano in tempi molto brevi, le cosiddette polveri
fini possono rimanere sospese per diversi giorni ed essere quindi trasportate
anche molto lontano dal luogo d'origine. Per le polveri fini i principali
processi di rimozione sono il dilavamento dovuto alla pioggia oppure la
diluizione per effetto del vento.
Le principali fonti naturali di polvere sono i pollini, la schiuma marina,
l'erosione dovuta al vento ed i vulcani. In Alto Adige tale contributo è
trascurabile.
Mentre i pollini hanno normalmente un diametro superiore a 10 µm e perciò
contribuiscono poco alla concentrazione del PM10, le particelle fini si
formano soprattutto nei processi di combustione (p.es. fuliggine < 0,3µm).
Dai precursori gassosi come p.es. il biossido di zolfo (SO2), gli ossidi
di azoto (NOx), l'ammoniaca (NH3) e composti organici volatili (VOC) si
formano principalmente piccole particelle, dal diametro di circa 0,1 - 2,5µm.
Le particelle causate da processi di abrasione o di risospensione dovuta
al vento, hanno solitamente dimensioni di circa 1 - 2 µm.
Si stima che in Alto Adige circa tre quarti del PM10 sono da attribuire
alle emissioni dei motori a scoppio e soprattutto da quelli a diesel. Il
resto proviene dagli impianti a riscaldamento, le emissioni industriali
e da fonti naturali.
Mediamente la polvere totale TSP è composta per l'80% dalla frazione del
PM10 e questa per circa il 70 - 80% dalla frazione del PM2,5. In sintesi
il principale contributo alla massa della polvere è dovuto alla frazione
dal diametro di 0,1 a 2,5 µm.
Le polveri sottili rappresentano un pericolo per la nostra salute. Le
polveri possono essere direttamente formate da sostanze tossiche o cancerogene
(p.es. metalli pesanti, asbesto) oppure essere inerti, ma avere assorbito
ed accumulato sulla loro superficie altri inquinanti presenti nell'aria,
p.es. sostanze cancerogene come i policiclici aromatici o anche dei batteri,
che aspirati, possono penetrare nel nostro corpo.
Anche in questo caso sono di fondamentale importanza le dimensioni delle
polveri. Mentre il pulviscolo più grosso viene filtrato e di seguito espulso
ancora nella parte iniziale del nostro apparato respiratorio, la frazione
del PM10, composta da particelle molto più piccole, riesce a entrare nei
polmoni. Le possibili conseguenze sono soprattutto un aumento delle malattie
dell'apparato respiratorio, dell'apparato cardiovascolare e il rischio di
contrarre dei tumori.
Per questo motivo dal 2001 in poi, nelle stazioni della rete provinciale
di misura automatica dell'inquinamento dell'aria, dalla misura delle polveri
totali TSP si è passati alla misura del PM10, più rilevante dal punto di
vista sanitario.
Come si misurano le polveri nell'aria? Le metodiche più frequentemente
usate sono:
• Il metodo manuale gravimetrico che consiste nel campionamento
delle polveri su singoli filtri con l'ausilio di una adeguata pompa,
in un determinato sito, in tempi e durata di prelievo predefiniti (p.es.
24 h). Dopo il campionamento il filtro viene prelevato, portato in laboratorio
e dopo un tempo di condizionamento a temperatura e umidità costante,
si passa alla pesata. Vantaggio: si tratta di un metodo di riferimento.
Svantaggio: normalmente si ottiene il risultato della misura dopo alcuni
giorni.
• La misura automatica in continuo. Nelle stazioni di misura
della rete provinciale sono utilizzati i cosiddetti sistemi ad assorbimento
beta. In questi analizzatori l'aria campione viene aspirata attraverso
un filtro a nastro, che prosegue automaticamente. La polvere trattenuta
sul filtro forma delle macchie rotonde (vedi fig. 1). Su queste macchie,
sfruttando il principio dell'assorbimento delle radiazioni beta lo strumento
ad intervalli preselezionati misura la concentrazione di polvere. Vantaggio:
si ha il risultato dopo poco tempo. Svantaggio: non si tratta di un
metodo di riferimento e per rendere il risultato equivalete al metodo
gravimetrico, bisogna determinare sperimentalmente dei fattori di correzione.
Il nostro laboratorio ha determinato questi fattori in collaborazione
con l'Umweltbundesamt di Vienna.
All'ingresso dell'analizzatore si possono inserire delle
teste di misura particolari, cosiddetti cicloni, che fanno arrivare all'analizzatore
selettivamente solo polvere di un certo diametro. Perciò in base al tipo
di ciclone utilizzato, l'analizzatore potrà misurare o le polveri totali,
oppure il PM10 o il PM2,5 e così via.

La Figura 1 mostra a sinistra un analizzatore automatico delle polveri con
il rotolo del filtro a nastro evidenziato dalla freccia rossa. A destra
si vede un pezzo di filtro a nastro con le macchie di polvere. Le due macchie
più chiare corrispondono ai prelievi del fine settimana con meno traffico.
Che cosa si misura in Alto Adige? La rete automatica di misura dell'APPA
di Bolzano è formata in totale da 10 stazioni di misura. Le stazioni si
trovano a Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico, Vipiteno, Laces, ed al Renon.
In sintesi possiamo dire che in Alto Adige l'inquinamento dell'aria è principalmente
caratterizzato dai seguenti fattori:
• l'Alto Adige è una zona alpina con città, paesi e strade
nel fondovalle e di conseguenza si nota una forte dipendenza dell'inquinamento
dalla situazione meteorologica, p.es. d'inverno la formazione dell'inversione
termica con scarso ricambio d'aria nel fondo delle valli. Ne consegue
una pronunciata variabilità stagionale dell'inquinamento.
• riguardo al biossido di azoto (NO
2), monossido
di carbonio (CO), biossido di zolfo (SO
2), le polveri totali
e fini (PM10) ed il benzene, si rilevano minimi estivi quando la ventilazione
delle valli è sufficiente e massimi invernali in corrispondenza delle
calme di vento. Per le polveri la situazione può peggiorare ulteriormente
in concomitanza con periodi di siccità.
• l'ozono (O
3), la cui formazione è correlata
all'intensità della radiazione solare ed a temperature elevate, è invece
principalmente un problema estivo.
• in Alto Adige la maggiore fonte d'inquinamento è il traffico
veicolare.
• una retrospettiva degli ultimi dieci anni mostra una
netta diminuzione dell'inquinamento in Alto Adige riguardo al monossido
di carbonio (CO), al biossido di zolfo (SO
2), delle polveri
totali e fini (PM10) ed il benzene, mentre per il biossido di azoto
(NO
2) e l'ozono l'andamento delle concentrazioni è stazionario.

La Figura 2 mostra l'andamento delle concentrazioni di PM10 nel periodo
1991 al 2002. I dati del PM10 relativi al periodo 1991 al 2001 sono stati
calcolati in base alle misure delle polveri totali utilizzando un apposito
fattore di calcolo.
In Alto Adige il PM10 viene misurato appena da circa due anni. Nel periodo
1991 al 2001 nelle stazioni di misura veniva determinata la polvere totale
(TSP). In seguito, in base alla nuova legislazione, in tutte le stazioni
si è passati alla misura della frazione del PM10, più rilevate dal punto
di vista sanitario. Per mezzo di adeguati fattori di calcolo è però possibile
risalire approssimativamente dai valori delle polveri totali a quelli della
frazione del PM10 ed ottenere così una panoramica dell'andamento negli ultimi
dieci anni.
Perchè si parla tanto delle polveri sottili? In pratica i "problemi"
sono arrivati con i nuovi limiti di legge, introdotti con il recepimento
delle direttive comunitarie sull'inquinamento dell'aria 1999/30/CE, 2000/69/CE
per SO
2, NO
2, Pb, CO, benzene ed in particolare per
il PM10. Proprio ultimamente questi limiti sono stati anche ripresi in un
nuovo regolamento provinciale sulla qualità dell'aria. Questo regolamento
prevede per le concentrazioni del PM10 una soglia d'attenzione, attualmente
di 60 µg/m³ (media delle 24 ore). Se questa soglia viene superata per più
di sette giorni consecutivi, i relativi comuni sono tenuti ad adottare provvedimenti
immediati (allegato B, piano d'azione, art. 3). Inoltre il regolamento provinciale
prevede delle soglie di prevenzione e soglie annuali, che non possono essere
superate più di un certo numero di volte all'anno (allegato B, piano d'azione,
art. 4). Nel caso queste condizioni non possano essere mantenute, i relativi
comuni sono tenuti a pianificare e prevedere adeguate contromisure, di modo
che in futuro i superamenti possano essere evitati.
Nell'ultimo periodo invernale le città di Bolzano e Merano sono state particolarmente
colpite dal problema delle polveri, meno Bressanone e molto meno la zona
di Brunico e Vipiteno per effetto del föhn da nord.

La figura 3 mostra l'andamento delle medie delle 24 ore del PM10 di tutte
le stazioni di misura dell'Alto Adige durante il periodo dal 01.12.2002
al 05.04.2003. Si noti che la soglia di attenzione per il PM10 (linea rossa)
nel 2002 era di 65µg/m³, nel 2003 è scesa a 60 µg/m³ e nel prossimo anno
scenderà ulteriormente a 55µg/m³ per arrivare nel 2005 a 50µg/m³. Evidenti
sono i molteplici superamenti registrati negli ultimi mesi.
Le contromisure:
L'inverno ormai è alla fine e come si evince dalla figura 3 anche le concentrazioni
del PM10 stanno lentamente diminuendo. Per la prossima stagione invernale
i problemi con le polveri saranno quasi inevitabili, soprattutto in considerazione
del fatto che i limiti diventano di anno in anno più restrittivi.

La figura 4 mostra l'andamento medio del PM10 (media delle medie giornaliere
di tutte le stazioni di misura - riprese da Internet) della Provincia di
Trento, dell'Alto Adige e del Tirolo del Nord, nel periodo dal primo gennaio
alla fine di marzo del 2003.
In relazione alla discussione sulle possibili contromisure da adottare per
abbattere il PM10, la figura 4 può dare alcune indicazioni molto utili.
Infatti nel grafico, si vede che l'andamento delle polveri del Trentino
è praticamente identico a quello dell'Alto Adige e persino nel Tirolo del
Nord è ancora alquanto simile. Da questo possiamo dedurre che nelle zone
alpine la situazione meteorologica, come ad esempio un periodo di forte
inversione termica con calma di vento, ha un'influenza predominante sulla
concentrazione delle polveri. Perciò una contromisura che prevede p.es.
unicamente un diverso orientamento del traffico o una chiusura solo parziale
del traffico in una certa zona o quartiere, non riuscirà a cambiare significativamente
la concentrazione totale delle polveri in una vallata alpina.

La figura 5 mostra l'andamento del PM10 (medie orarie) e della frequenza
del traffico (nr. macchine all'ora) in Via C. Augusta a Bolzano nel periodo
dal 21.03.2003 al 02.04.2003 durante una fase di inversione termica. Si
può vedere come nonostante l'introduzione del senso unico, che a partire
dal 27.03.2003 ha portato ad una netta riduzione del traffico in Via C.
Augusta, la concentrazione del PM10 continua ad incrementare, seguendo l'andamento
registrato globalmente nelle altre stazioni dell'Alto Adige e del Trentino
(vedi per confronto l'andamento durante lo stesso periodo in figura 4).
La situazione rientra nei limiti solo dopo il 02.04.2003 con l'arrivo del
vento.
Per essere efficaci le contromisure devono mirare ad abbassare le emissioni
delle principali fonti d'inquinamento. Si riportano alcuni esempi:
• Riduzione del traffico individuale privato. Alternativa:
motori al metano o elettrici, filtri diesel del tipo FAP, potenziamento
del trasporto pubblico, ...
• Riduzione del traffico commerciale con automezzi inquinanti,
in particolare i mezzi pesanti con motori diesel Euro 0 ed 1. Alternativa:
dichiarare le alpi come una zona sensibile e vietare la circolazione
ai mezzi molto inquinanti; trasporto merci in città con automezzi meno
inquinanti, ...
• intensificare le verifiche sulle emissioni delle macchine,
• per chi compera una macchina, invece della potenza, dovrebbe
essere più importante il consumo di carburante e la riduzione delle
emissioni,
• incentivare le nuove tecnologie (filtri per i diesel,
carburante a basso contenuto di zolfo, le celle all'idrogeno, ...
• il blocco del traffico in seguito ad un superamento delle
soglie è solo soluzione di ripiego poco efficace, ha solo un valore
educativo,
• ridurre le emissioni degli impianti di riscaldamento,
incentivare le case a risparmio energetico, impianti ad energia solare,
biogas, ecc.....
• realizzare un catasto delle sorgenti d'emissione (già
in elaborazione), un catasto del consumo energetico nei comuni, ...
• incentivare i controlli degli impianti di riscaldamento
da parte degli spazzacamini.
Sono molte le possibili iniziative che si possono prevedere
a livello dei singoli comuni e in ogni caso sarà della massima importanza
che ciò avvenga in maniera concordata. È chiaro che tutte queste iniziative
a livello locale o comunale, possono ridurre l'inquinamento solo in una
misura relativamente limitata. D'altra parte, con questi nuovi limiti l'UE
ha voluto proteggere meglio la nostra salute. Sta ora a noi dimostrare che
a livello locale è stato fatto tutto il possibile per raggiungere tale fine.
Per abbattere veramente in maniera efficace l'inquinamento dell'aria saranno
necessari altri provvedimenti che però possono essere decisi solo a livello
comunitario.
P. es. sarebbe importante che l'UE emanasse delle direttive affinchè in
futuro venissero prodotte solamente macchine a basso tasso d'inquinamento,
che i filtri per i diesel diventino obbligatori, ecc.. In questo modo sarebbe
possibile ridurre in breve tempo le emissioni delle macchine. Imporre dei
limiti più restrittivi solo sul lato delle immissioni senza prevederne
Dr. Luigi Minach - APPA Bolzano
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