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La telefonia mobile (UMTS) e gli elettrodotti

Se la telefonia mobile e gli elettrodotti da una parte documentano la tecnologia ed il progresso di una società moderna, dall’altra sono causa di controverse discussioni sui possibili effetti ne-gativi sulla salute umana.
La scienza e la medicina in questo caso devono affrontare un compito arduo. Il citta-dino esige a priori la garanzia che p.es. la telefonia mobile e le sue infrastrutture non arrechino alcun danno alla salute. Purtroppo al mo-mento non è possibile dare tale assicurazione con assoluta certezza. Infatti, si tratta di una tecnologia relativa-mente nuova, che è sottoposta a continui cambiamenti (p.es. la frequenza di trasmissione) ed anche il periodo d’osservazione è ancora troppo breve per poter esprimere un parere defini-tivo.
In Italia l’Istituto Superiore di Sanità ed altri enti di ricerca (p.es. l’APAT, l’ENEA, il CNR, l’ISPESL, ed altri) esaminano in continuazione i risultati delle nuove ricerche nel settore ed arrivano alla conclusione che anche al di sotto dei limiti di legge le radiazioni ad alta fre-quenza (telefonia mobile) possono causare degli effetti biologici, p.es. avere un’influenza sulle onde cele-brali. Dall’altra parte non vi sono però prove certe che questi effetti biologici siano anche la causa di effetti sanitari, come p.es. danni o tumori al cervello.
Neppure per le basse frequenze (corrente industriale a 50 Hz, elettrodotti) è stato messo in evidenza l’esistenza di un nesso deterministico tra l’esposizione ai campi ELF e l’insorgenza di tumori. È stata però rilevata una correlazione statistica fra esposizione a campi magnetici superiori a 0,4 µT (micro Tesla) e l’aumento del rischio d’insorgenza di leucemia infantile in bambini resi-denti in prossimità di elettrodotti. In base alle attuali conoscenze tale rischio non sussiste per esposizioni inferiori a circa 0,2 – 0,4 µT.
Dato che i meccanismi d’interazione delle “radiazioni non ionizzanti” (campi elettrici, ma-gnetici ed elettromagnetici) con la materia vivente sono in gran parte ancora sconosciuti e sono necessarie altre ricerche, la legislazione italiana ha dato un particolare peso al con-cetto di prevenzione, introducendo, a protezione della popolazione dai cosiddetti possibili ef-fetti a lungo termine, oltre ai limiti di esposizione (riferiti unicamente agli effetti acuti) dei limiti ag-giuntivi di prevenzione e degli obiettivi di qualità molto più re-strittivi. Per confronto con altri stati possiamo perciò senz’altro affer-mare che la legislazione italiana in merito dà una prote-zione maggiore. La tabella 1 mostra il confronto dei valori li-mite con gli altri paesi.
Riguardo alle basse frequenze (50 Hz) in Italia sono stati emanati ultimamente nuovi limiti di legge e regolamentate le distanze di rispetto per i nuovi insediamenti (case) in prossi-mità di linee e installazioni elettriche (DPCM del 08/07/2003 e pubblicato su GU n. 200 del 20/08/2003). Il decreto riconferma il precedente limite d’espo-sizione per l’induzione magne-tica di 100 µT, consigliato a livello internazionale dall’ICNIRP, in aggiunta in-troduce però ai fini di una progressiva minimizzazione del rischio ed a tutela da possibili ef-fetti a lungo ter-mine come obiettivo di qualità per l'induzione magnetica un valore di 3 µT (mediana delle 24 ore). Tale valore è valido per la progettazione di nuovi elet-trodotti in corri-spondenza di aree gioco per l'infanzia, di ambienti abitativi, di ambienti scola-stici e di luoghi adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore ed anche per la progettazione dei nuovi in-se-diamenti e delle nuove aree di cui sopra in prossimità di linee ed installazioni elettriche già presenti sul territorio.
Dato che il campo magnetico emesso dagli elettrodotti varia in funzione della corrente, a dif-ferenza del precedente decreto (DPCM 23/04/1992), il nuovo decreto non definisce più delle distanze di rispetto fisse, ma nell’articolo 6 fissa i parametri per la determinazione delle di-stanze/fasce di rispetto necessa-rie per non superare i 3 µT, in base alla portata in corrente in normali condizioni di esercizio dell’elettrodotto.
L’APPA di Bolzano invita perció chi abbia l’intenzione di co-struire una casa in prossimità di un elettro-dotto, ad informarsi preventivamente presso il ge-store dell’elettrodotto sull’ampiezza delle fa-sce di rispetto necessarie per rispettare la nuova legge (3 µT). In caso contrario, o la casa, o l’elettrodotto dovranno essere spostati.
Sempre nell’ottica di una maggiore minimizzazione del rischio e nell’ipotesi che i valori li-mite in futuro diventeranno ancora più restrittivi, si invita a valutare la pos-sibilità di aumen-tare ulteriormente la distanza delle case dall’elettrodotto, allo scopo di mantenere i valori dell’induzione magnetica sotto 0,2 µT, un valore che in base alle attuali cono-scenze pos-siamo definire di massima protezione anche da possibili effetti a lungo termine.
In proposito ci sembra indispensabile ricordare che in base alla legge quadro 36/2001, art. 4, comma 1, la definizione dei limiti di legge è competenza dello stato. Di conseguenza in Alto Adige non è possibile emanare disposizioni più restrittive di quelle valide a livello nazionale, sia per le distanze di rispetto degli edifici dagli elettrodotti che di case dalle stazioni di radio-base per la telefonia mo-bile. Lo stesso ragionamento vale, per l’emanazione di un divieto ri-guardo la realiz-zazione di stazioni radio-base in zone residenziali.

Tabella 1. Confronto dei limiti per il campo elettrico in V/m imposti per le frequenze della telefonia mobile da 900 a 1800 MHz a livello internazionale. ICNIRP = Commissione in-ternazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti.

Paese 900 MHz 1800 MHz Osservazione
ICNIRP 41 58  
Australia 41 58  
Austria 47 61  
Bulgaria 6 6  
Canada 47 61  
Cina 12* 12* * solo breve durata
EU CENELEC 41 58  
Francia 41 58  
Germania 41 58  
Ungheria 6 6  
Italia 20 (6*) 20 (6*) * > 4h/giorno
Giappone 47 61  
Nuova Zelanda 41 58  
Polonia 6 6  
Belgio 21 29  
Russia 20*   * tel. mobile
Sud Africa 41 58  
Svezia 41 58  
Svizzera 4* 6* * per impianto
Turchia 41 58  
Regno Unito 41 58  
Stati Uniti 47 61  


Mentre una distribuzione capillare dell’energia elettrica è ormai da tutti accettata come una necessità indispensabile per una società moderna e le situazioni problematiche sono abba-stanza limitate e circoscritte, ultimamente le maggiori proteste della popolazione si concen-trano sui ripetitori per la telefo-nia mobile (stazioni radiobase), che soprattutto nelle città au-mentano d’anno in anno. Chi abita nelle vicinanze teme possibili effetti nocivi delle radiazioni ed anche una svalutazione degli immobili. In ogni caso va sottolineato che con l’incremento del numero di telefoni cellulari, aumenteranno anche le stazioni radiobase e le richieste da parte dei gestori di realizzare nuove stazioni anche in zone residenziali. 
La tabella 2 mostra il nu-mero di impianti realizzati in Alto Adige al 31.03.2004.

Tabella 2. Impianti trasmittenti realizzati in Alto Adige al 31.03.2004. 

Tipo d'impianto
Numero
Stazione radiobase per la telefonia mobile (TIM, VODAFONE, WIND, H3G)
488
Impianti pubblici radio TV
236
Impianti radio TV privati
403
Radioamatori con impianto
224
Protezione Civile, vigili del fuoco, forestali
51
 
Tot. 1402


Il fatto di poter telefonare sempre ed ovunque e di essere sempre reperibili, ha fatto del tele-fono cellulare uno degli oggetti più desiderati e regalati, un utensile indispensabile nell’attività commerciale moderna. Questi vantaggi sono riconosciuti anche da chi è contrario al telefonino. C’è però chi afferma che l’attuale grado di copertura è sufficiente e che le nuove tecnologie come ad esempio l’UMTS non sono necessarie.
In proposito ricordiamo che tale decisione non spetta all’APPA, che però i concessionari delle reti di telefonia mobile hanno il diritto ed il dovere di garantire la copertura e che a livello eu-ropeo e nazionale si punta invece proprio alla terza generazione per la comunicazione senza filo (vedi delibera dell’Autorità Garante delle Comunicazioni 22/12/1999, n. 410/99). Inoltre bisogna mettere bene in chiaro che l’UMTS non ha solamente lo scopo di permettere di in-viare foto con il telefonino. UMTS sta per “sistema universale per la telefonia mobile” e rap-presenta l’intenzione di realizzare uno standard omogeneo a livello mondiale per la telefonia mobile, un sistema di reti satellitari e terrestri compatibili tra di loro a livello internazionale, in modo che in ogni parte del mondo –nelle città, nelle zone rurali, nei deserti o in mezzo al mare- siano disponibili i medesimi servizi. Le prestazioni offerte saranno praticamente illi-mitate (internet, servizi di locazione, pagamenti on-line, servizi telematici per trasporti su strada o logistici, telemedicina, video-conferenze, l’ufficio mobile, ecc.). L’utente UMTS potrà usufruire indi-pendentemente dal sito e dell’orario di tutte le informazioni delle quali avrà bi-sogno e le potrà inviare, con le stesse possibilità che ha a casa o in ufficio. Sarà diffi-cile riu-scire ad astenersi dall’usufruire di tutte queste prestazioni multimediali.
Anche dal punto di vista della radioprotezione l’UMTS offre alcuni vantaggi. Il sistema neces-sita di potenze nettamente inferiori dell’attuale GSM. In futuro le stazioni radiobase ed anche gli stessi telefoni cellulari emetteranno meno radiazioni. Ad una minore potenza d’emissione corrisponde però un minore raggio d’azione e di conseguenza l’UMTS ha biso-gno di una rete più fitta di stazioni radiobase. Per grandi complessi di edifici saranno utiliz-zate le cosiddette picocelle; nelle città le microcelle e tra i centri abitati le macrocelle.
Sorge a questo punto la domanda, se questa tecnologia potrà espandersi senza controllo e pia-nificazione. La risposta è assolutamente no! La realizzazione di sistemi fissi delle telecomuni-cazioni già da diversi anni è rigorosamente regolamentata a livello nazionale dal D.M. 381/1998 ed in Alto Adige l’obbligo di un’autorizzazione preventiva è stato riconfermato an-che da una legge provinciale (piano di settore delle infrastrutture per la telecomunicazione LP no. 11 del 26.07.2002 art. 2). Secondo questa legge provinciale nell’ambito degli insediamenti ur-bani l’autorizzazione è rilasciata dal sindaco competente, sentito il parere della apposita com-missione per le infrastrutture delle comunicazioni. Al di fuori degli insediamenti l’autorizzazione è rilasciata dall’assessore provinciale all’urbanistica, sentito il parere della commissione e del sindaco competente. Per la valutazione dei progetti, la commissione è composta da rappresentanti degli uffici di coordinamento territoriale, natura e paesaggio e dell’agenzia per la protezione dell’ambiente – laboratorio di chimica fisica ed un rappresen-tante della RAS (solo consulenza). La valuta-zione radioprotezionistica compete al Laboratorio di chimica fisica.
I gestori dei servizi di telefonia mobile sono tenuti a presentare una pianificazione annuale dei loro impianti. Nella valutazione dei progetti la commissione deve attenersi alle norme vigenti a livello nazionale. P. es. non è possibile evitare in assoluto il posizionamento di stazioni ra-diobase nelle zone residenziali. Quello che possiamo fare è di cercare di trovare in collabora-zione con i comuni dei siti adeguati, che da una parte soddisfino le esigenze di copertura dei gestori e dall’altra garantiscano la minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici della po-polazione.
Su richiesta, possono essere organizzate delle serate d’informazione, nell’ambito delle quali la popolazione interessata può discutere con i gestori sulle peculiarità di un determinato sito. In questi casi spesso è possibile trovare e proporre in comune accordo delle soluzioni migliori, p.es. edifici pubblici, pali dell’illuminazione, torri o altre infrastrutture più elevate delle case limitrofe, che possono garantire una minore esposizione ai campi elettromagnetici.
In questo modo l’APPA contribuisce a mantenere i va-lori di campo elettrico nettamente infe-riori ai 6 V/m fissati come limite dal D.M 389/98. Nelle zone rurali normalmente i valori di campo elettrico sono inferiori ad 2 V/m ed anche nelle città nor-malmente si riescono ad otte-nere valori inferiori o nell’ordine dei 3 V/m. Ricordiamo che questi valori sono riferiti all’aperto, lungo le direzioni di puntamento e al massimo carico delle antenne, per-ciò nelle ore di punta. Dato che le pareti delle case attenuano le radia-zioni, i valori di campo misurati all’interno delle case sono normalmente nettamente inferiori.
È importante precisare che l’esposizione delle persone residenti in vicinanza di un’antenna non dipende tanto dalla distanza dell’edificio dalla stazione radiobase quanto più dalla dire-zione di radiazione delle antenne. La telefonia mobile utilizza cosiddette antenne direzionali che permettono di irraggiare solamente in una determinata direzione. Una casa può quindi an-che confinare direttamente con un’antenna, ma se la direzione di massima radia-zione è un‘altra o se l’abitazione si trova in un cosiddetto angolo morto, in quel luogo l’esposizione è praticamente trascurabile. Lo stesso vale per un’antenna sul tetto della propria casa. La por-zione di radiazione rivolta verso il basso è minima. Nella valutazione di un pro-getto di una stazione radiobase sono contemplate anche tutte le zone adiacenti e spesso allo scopo di limi-tare l’esposizione dei vicini residenti in direzione di radiazione, si chiede al ge-store di modifi-care la direzione di puntamento delle antenne.
Per quanto riguarda le stazioni radiobase realizzate prima che entrasse in vigore il DM 381/98, in base ai controlli si può affermare che la situazione è abba-stanza soddisfacente. Ov-viamente esistono alcuni siti, che a nostro avviso non sono ottimali, ma se l’obiettivo di qua-lità di 6 V/m è rispettato, non è possibile costringere il gestore a cam-biare sito. Però rimane sempre la possibilità, in accordo con il ge-store, di spostare l’impianto su di un sito migliore nell’ambito di un’ottimizzazione dell’impianto o di un adegua-mento a nuove esigenze.

Ulteriori informazioni sono disponibili in un opuscolo sul sito internet
http://www.provincia.bz.it/agenzia-ambiente.